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Il futuro della marmorata nell’adda sublacuale: l’incubatoio dello Spinning Club Italia

Lo scorso marzo lo Spinning Club Italia ha organizzato una visita all’incubatoio di valle allestito presso la Cascina Bocche di canal Marzano in sponda sinistra dell’Adda in comune di Merlino. Con l’occasione sono stati mostrati i frutti di un lungo e delicato lavoro di salvaguardia ittico-ambientale: alcune migliaia di baby trote marmorate facevano bella mostra nelle vasche interne all’incubatoio per la gioia di tutti i pescatori. Particolare soddisfazione è stata espressa dal gruppo soci della sede lodigiana dello Spinning Club Italia e da Maurizio Lozzi, responsabile della gestione dell’incubatoio, che hanno visto finalmente realizzarsi un progetto di immensa importanza per la sopravvivenza del ceppo autoctono di trota marmorata nell’Adda sublacuale. In questi ultimi anni lo Spinning Club Italia si è infatti prodigato nel potenziamento e gestione dell’impianto, oltre al recupero delle uova embrionate in Adda e alla loro schiusa presso l’impianto stesso. La schiusa delle uova e lo svezzamento degli avannotti di marmorata è stata il degno coronamento di un lavoro che mira alla sopravvivenza delle marmorate autoctone dell’Adda, sempre più minacciate dal bracconaggio e dalla presenza invasiva dei pesci alloctoni. Mario Narducci, presidente nazionale dello Spinning Club Italia, ha ricordato gli obbiettivi primari dell’incubatoio che sono partiti con il recupero delle uova di marmorata dai letti di frega nel tratto di Adda prospiciente l’incubatoio. Dal 1999 il gruppo di volontari del Progetto MarmoAdda dello Spinning Club Italia si incarica infatti di salvare, tra mille difficoltà, le uova sulle freghe di trota marmorata. Freghe che, tra secche improvvise, piene sempre più anomale, sbalzi di livello e lunghi periodi di secca, sono sempre più minacciate vanificando la schiusa in alveo delle uova. Per tale motivo, attraverso il Progetto MarmoAdda, le uova fertili vengono recuperate sulle freghe e fatte schiudere nell’impianto. Ma la chiusura dell’impianto a gestione provinciale per mancanza di fondi rischiava di annullare tutto questo oneroso lavoro. Lo Spinning Club Italia si è pertanto incaricato di gestire l’incubatoio, un’operazione delicata che si è resa possibile solo grazie alla collaborazione del Consorzio di Irrigazioni Cremonesi che ha sponsorizzato i lavori di ristrutturazione dell’impianto, oltre al supporto fornito da Enti e Associazioni presenti sul territorio. Questa esperienza insegna che è possibile ed efficace un modello di cooperazione tra istituzioni, realtà economiche e cittadini nel perseguire un bene comune. La gestione dell’incubatoio è dettata dalle linee guida per gli impianti ittiogenici emanate dal Ministero della Salute nel 2014. Tali norme prevedono che l’impianto sia destinato a interventi di tutela e protezione ambientale delle specie ittiche endemiche di un corso d’acqua. L’impianto deve inoltre essere alimentato solo con acqua proveniente dal corso asservito e può impiegare solo materiale ittico proveniente dal corso d’acqua o bacino asservito. Ovviamente l’incubatoio non deve svolgere attività commerciale. La sistemazione dell’incubatoio presso la Cascina Bocche di canal Marzano (Vacchelli), l’alimentazione mediante derivazione dalla roggia Gambero (acqua dell’Adda) e l’affidamento all’associazione Spinning Club Italia a.s.d. soddisfano questi requisiti di legge. Quale futuro avranno le baby marmorate? La maggior parte di esse è stata immessa nell’Adda, mentre una piccola percentuale è stata trattenuta per consentirne l’accrescimento nelle vasche dell’impianto. Si cercherà poi di portarle allo stadio adulto in modo da renderle potenziali riproduttori le cui uova andranno ad aumentare il numero di quelle già prelevate, ogni anno, sulle freghe naturali dai volontari dello Spinning Club Italia. Ma gli obbiettivi dello Spinning Club Italia non si fermano qui: dopo la marmorata, si tenterà la riproduzione artificiale del luccio endemico dell’Adda e poi chissà, anche di persici reali, cavedani e altre specie autoctone la cui presenza è a rischio lungo tutta l’asta del fiume lombardo.

 

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